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L'Ilva minaccia chiusura, il governo convoca le parti per giovedì

L'Ilva minaccia chiusura, il governo convoca le parti per giovedì

La magistratura ordina raffica di arresti e sigilli all'impianto. Confindustria: è persecuzione, impatto gravissimo

TMNews

Roma, 26 nov. (TMNews) - Il governo ha convocato per giovedì alle 15 a palazzo Chigi le parti sociali e le istituzioni locali per discutere della situazione di Ilva di Taranto. Intanto Confindustria ha lanciato l'allerta: la chiusura dell'Ilva "sarebbe un evento gravissimo per tutto il sistema industriale italiano, conseguente a un vero e proprio accanimento giudiziario nei confronti dell'azienda".

L'Ilva ha reagito al nuovo 'attacco' della magistratura tarantina, che ha disposto il sequestro preventivo di prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita o al trasferimento in altri stabilimenti del gruppo industriale, annunciando in primo luogo l'impugnazione del provvedimento, e in secondo luogo minacciando la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli impianti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento pugliese. La magistratura oggi ha anche notificato una informazione di garanzia all'attuale direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo, e al presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ferrante, e sette ordinanze di custodia cautelare.

Dimostrando chiaramente l'intenzione di non perdere tempo, l'azienda ha già comunicato ai sindacati, rende noto la Fim Cisl, "la chiusura, pressoché immediata, di tutta l'area attualmente non sottoposta a sequestro". Uno stop che riguarda oltre 5.000 lavoratori a cui si aggiungerebbero a cascata, nel giro di pochi giorni i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica. L'azienda ha annunciato ai sindacati di volere mettere in libertà a Taranto tutti i 5mila lavoratori occupati nell'area a freddo, spiegando che nei siti di Genova e Novi Ligure, spiega la Uilm, ci sono rispettivamente scorte di materiale da lavorare per una e due settimane e che quindi, da quel momento, anche quegli stabilimenti e quei lavoratori saranno a rischio.

L'azienda passa quindi al contrattacco e punta l'indice contro il provvedimento del gip di Taranto che "si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del ministero dell'Ambiente", ossia l'Aia, autorizzazione ambientale integrata e, sottolineando che lo stabilimento proprio dall'Aia è autorizzato all'esercizio dell'attività produttiva, ribadisce anche quanto sostenuto nelle perizie commissionate a diversi esperti, e cioè "l'assoluta inconsistenza di qualsiasi eccesso di mortalità ascrivibile alla propria attività industriale". Anche secondo il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, la decisione assunta oggi dalla magistratura sull'Ilva è "in conflitto con il risanamento" che sta andando avanti tramite l'Aia che "ha senso se lo stabilimento resta aperto".

Tutti i sindacati chiedono l'intervento del Governo e di essere convocati a Palazzo Chigi, altrimenti annunciano unitariamente per giovedì prossimo uno sciopero nazionale di tutto il gruppo siderurgico in assenza di risposte del Governo su una situazione definita "tragica" per tutta la siderurgia italiana. "Palazzo Chigi deve convocare subito i sindacati per la vicenda dell'Ilva, altrimenti giovedì i lavoratori andranno a Roma a protestare", chiedono in una nota le segreterie nazionali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm spiegando che la situazione che si sta venendo a creare per tutto il gruppo Riva è "gravissima e necessita di risposte chiare e immediate da parte del governo". Ancora, la Usb prospetta una mobilitazione che, se l'Ilva tenterà la "serrata" , sarà "una forte ed immediata risposta dei lavoratori che non potrà certo fermarsi allo sciopero e che coinvolgerà l'intera cittadinanza".

mmediata anche la reazione della politica : i Verdi parlando senza mezzi termini della messa in atto di una "rappresaglia dell'azienda che usa i lavoratori per fare pressione sul governo rispetto ai provvedimenti della magistratura che hanno lo scopo di tutelare la vita e la salute dei cittadini di Taranto" e chiedono l'immediato sequestro dei beni del Gruppo Ilva e dei beni della famiglia Riva "per garantire le bonifiche che spettano all'azienda". I deputati del Pd Ludovico Vico, Mario Tullo e Mario Lovelli, intervenendo alla Camera, hanno chiesto "un urgente intervento del presidente del Consiglio Mario Monti affinché, nelle prossime ore a Palazzo Chigi, sia convocato un incontro con l'Ilva per trovare soluzioni concrete per salvaguardare la salute e l'occupazione".

Stamattina il nuovo 'colpo' della magistratura all'Ilva: la Gdf di Taranto ha eseguito sette ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di una indagine, partita a gennaio 2010, che ipotizza a carico dei vertici dell'Ilva e di un professore universitario ed ex consulente della procura della Repubblica jonica, la costituzione di un'associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati di disastro ambientale aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque e sostanze alimentari e concussione e corruzione in atti giudiziari. E' così scattata la custodia cautelare in carcere per l'amministratore delegato dell'Ilva, Fabio Riva, per l'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, già ai domiciliari, e per l'ex responsabile delle relazioni esterne dell'Ilva Girolamo Archina, licenziato ad agosto dal presidente dell'Ilva Bruno Ferrante. Mentre il presidente della holding Emilio Riva e il docente dell'università di Bari, Lorenzo Liberti, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

Ai domiciliari, per un altro filone d'inchiesta, anche l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, e l'ingegner Carmelo Dellisanti, rappresentate della Promed Engineering. Indagati, infine, gli attuali direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo, e il presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ferrante, nell'ambito del provvedimento di sequestro preventivo di prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita o al trasferimento in altri stabilimenti del gruppo industriale disposto dal Gip.

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