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Massacro Kiev, anche l'opposizione sparò sulla folla

Massacro Kiev, anche l'opposizione sparò sulla folla

Documentario Ard: bagno di sangue a Maiadan non fu opera di soli cecchini di Berkut

TMNews

Kiev, 10 apr. (TMNews) - Il massacro di Kiev non sarebbe solo farina del sacco di Victor Yanukovich. Tra i cecchini di piazza Indipendenza ci sarebbero state anche uomini schierati allora con l'opposizione. Così afferma un'inchiesta del programma televisivo tedesco Monitor che andrà in onda questa sera sul primo canale televisivo statale Ard.

Il bagno di sangue che tra il 19 e il 20 febbraio ha lasciato sulla Maidan di Kiev e sulla via Grushevsky una novantina di morti è stato l'episodio cruciale della rivolta contro il presidente Yanukovich, dopo il quale è arrivata la breve tregua di qualche ora, consacrata dalla comunità internazionale, mandata all'aria dalla destra radicale di Pravy Sektor che ha portato poi alla fuga del capo di stato in Russia.

La scorsa settimana sono stati arrestati 12 agenti delle forze speciali Berkut, responsabili secondo la procura generale di aver sparato sulla folla. Ora però la vicenda si tinge ancor più di giallo. Se già la telefonata finita su internet il mese scorso tra il ministro degli esteri estone Urman Paet e la responsabile dell'assistenza medica a Kiev Olga Bohomoltes aveva fatto sorgere almeno qualche dubbio sulla versione ufficiale, ora i giornalisti investigativi della tv tedesca raccontano come in realtà la vicenda sia davvero più complessa di come è stato presentato dalle nuove autorità ucraine.

Secondo le ricerche presentate da Monitor è praticamente impossibile che la carneficina di febbraio sia stata originata solo dai corpi speciali governativi, dato che i colpi mortali non sarebbero partiti solo dagli edifici occupati dai Berkut, ma anche dall'Hotel Ukraina, complesso in quei giorni nelle mani dei vari gruppi dell'opposizione e dei gruppi paramilitari della destra radicale.

Nuovi video e interviste a testimoni diretti dimostrerebbero che a sparare sui manifestanti sarebbero stati anche altri cecchini, schierati sul lato anti-Yanukovich.

Inoltre la Tv tedesca mostrerà in serata l'intervista a uno dei membri della commissione investigativa della procura generale di Kiev, guidata ora Oleh Makhnitsky, in quota a Svoboda, il partito nazionalista guidato da Oleg Tiahnybok, secondo il quale le indagini che hanno condotto all'arresto dei membri delle squadre speciali, ora sciolte, sono state deviate.

I risultati presentati in pompa magna nella conferenza stampa della scorsa settimana dopo l'arresto dei 12 colpevoli sarebbero parziali e incompleti. Prove audio e video che incolperebbero in realtà antigovernativi non sarebbero state prese in considerazione.

Anche familiari delle vittime e i loro avvocati accusano la procura di non dire tutta la verità e di tenere nascoste informazioni fondamentali. Uno dei legali ha affermato che è come ai tempi dell'Unione sovietica e che "le autorità non indagano in maniera corretta, coprono adesso i loro uomini e sono schierati, esattamente come prima".

Se quindi la responsabilità del massacro di febbraio non è da attribuire solo a Yanukovich e al ministro degli interni Vitaly Zakharchenko, che aveva dato il via libera all'uso delle armi, rimane da chiarire chi sono stati e per conto di chi anno sparato gli altri sniper.

L'ex presidente ha accusato allora i gruppi estremisti di Pravyi Sektor e di autodifesa della Maidan che hanno giocato un ruolo fondamentale nell'escalation e nell'epilogo sanguinoso. Se il governo del premier Arseni Yatseniuk e la procura di Oleh Makhnitsky hanno però già sentenziato la colpevolezza dell'ex presidente, ricercato in Ucraina per omicidio di massa, la verità completa rischia di rimanere insabbiata nella guerra propagandistica che non è certo ancora terminata.

Gra

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